snobismo di sinistra o banalità del potere?
Spesso i "potenti" si esprimono su materie complesse con termini semplici; su svariati argomenti esprimono concetti elementari, che per il solo fatto di essere enunciati da "loro" assumono un rilievo eccezionale.
Conta chi dice le cose, non le cose che si dicono.
Nessuno - apparentemente - si permette di controbattere: è il ritorno dell'ipse-dixit?
"il modello rigido è perdente; la flessibilità ti permette di aggirare l'ostacolo". Però, che intùito!
Eppure penso che qualche rigidità, ogni tanto, faccia bene; non si può mediare sempre - ma sono certo che non di mediazione si parli. Sono certo che si parla di GESTIONE del potere - il potere che dà sempre ragione a tutti e fa quello che vuole. Il potere che fa abortire la dialettica imponendo uno stile di lavorare insieme che significa "insieme fate quello che diciamo". Il potere che "ascolta i bisogni dei cittadini" sulla base di un elenco che esso stesso ha predisposto. Il potere della TAV che ha deciso per il bene della val Susa; o del Commissario per i rifiuti che ha deciso per i cittadini di Serre.
Il gioco - anche il mio! - si fa pericoloso.
E' ora di pensare di smetterla.
Ma come? c'è chi si trova a suo agio, al di là delle appartenenze, in una dinamica come questa.
Del resto, se il denaro non puzza, il potere non ha colore.
Conta chi dice le cose, non le cose che si dicono.
Nessuno - apparentemente - si permette di controbattere: è il ritorno dell'ipse-dixit?
"il modello rigido è perdente; la flessibilità ti permette di aggirare l'ostacolo". Però, che intùito!
Eppure penso che qualche rigidità, ogni tanto, faccia bene; non si può mediare sempre - ma sono certo che non di mediazione si parli. Sono certo che si parla di GESTIONE del potere - il potere che dà sempre ragione a tutti e fa quello che vuole. Il potere che fa abortire la dialettica imponendo uno stile di lavorare insieme che significa "insieme fate quello che diciamo". Il potere che "ascolta i bisogni dei cittadini" sulla base di un elenco che esso stesso ha predisposto. Il potere della TAV che ha deciso per il bene della val Susa; o del Commissario per i rifiuti che ha deciso per i cittadini di Serre.
Il gioco - anche il mio! - si fa pericoloso.
E' ora di pensare di smetterla.
Ma come? c'è chi si trova a suo agio, al di là delle appartenenze, in una dinamica come questa.
Del resto, se il denaro non puzza, il potere non ha colore.


2 Comments:
un commento su via satta:
"il centro lavoro è stato aperto in un quartiere popolare, in una struttura a forte vocazione educativa (una scuola)e ha fatto dell'integrazione con il popolo il suo punto di forza. Ci siamo calati nella realtà sociale dell'area, con l'intento dichiarato di ascoltare quanto il popolo aveva da dire - in materia di lavoro, certo; ma anche delle condizioni materiali dell'esistenza, delle contraddizioni tra lavoro e capitale (tra i soldi e le opportunità di scegliere un lavoro) - perchè nessuno meglio del popolo conosce le condizioni del popolo.
Abbiamo interpretato il ruolo di costruttori di strumenti per comprendere la realtà e trasformarla, come nella stagione entusiasmante della ricollocazione degli alfisti. Abbiamo proposto griglie di razionalizzazione con la pretesa di non forzare l'esistente dentro schemi preconfezionati - anzi cercando di estrarre valore aggiunto proprio dalle mille irriducibilità delle esperienze personali, come nei percorsi individuali di orientamento. Abbiamo deciso di sporcarci le mani, fino in fondo, compromettendoci e contaminandoci nello scambio continuo con gli "altri": altre strutture, altre concezioni, altri obbiettivi, come nei percorsi di sviluppo di abilità linguistiche e informatiche. Abbiamo sperimentato l'opportunità di rendere il popolo protagonista della costruzione della propria storia, attraverso l'impiego innovativo di tecnologie mature, come internet per la ricerca individuale del lavoro. Abbiamo costruito dal basso, con colleghi di altri servizi del Comune, percorsi orientativi per la transizione dalla scuola al lavoro.
Tutto questo con la precisa sensazione di muoverci con il popolo, da dipendenti pubblici vicini ai cittadini, in una prospettiva di avanguardia. Adesso che lo sportello di via satta è cambiato, abbiamo la fierezza di pensare il lavoro fatto come seme che darà i suoi frutti.
proprio ora torno dalla vacanza; stretto tra le mura impiegatizie mi chiedo quanto della nostra umanità perdiamo, lontani dal cielo, dalla terra - valli, rivi, bacini marini - privati del canto degli uccelli, del vento e della pioggia.
Siamo costretti a una relazione "industriale" che infine ci mortifica, ci opprime.
Non so più godere della vita; non sono più in grado di apprezzare la relazione con gli altri, sospetto tutti di competizione... e quello che è peggio, temo di essere nel giusto.
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